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Lo spirito del tempo è tuo contemporaneo, sta tutto il giorno su internet e usa l’arricciaspiccia

By Marzo 29, 2019 No Comments
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Con buona pace di quanti non si sono ancora rassegnati all’idea che il futuro, ci piaccia o non ci piaccia, continuerà sempre ad aspettarci al varco – più o meno come funziona per le scale mobili: puoi star fermo quanto ti pare, puoi camminare all’indietro quanto ti pare, alla fine arriverai sempre dove vuole portarti lei; con buona pace di queste persone, dunque, stiamo vivendo in un periodo storico in cui la nostra vita digitale la dice molto più lunga su di noi di quanto non faccia la vita in sé.

Creare relazioni per restare in vita

Soprattutto per aziende e professionisti, affidare la propria immagine al digitale, ai social, nello specifico, o al web, più in generale, è diventato fondamentale per provare a dare una svolta alla propria attività. È un discorso che vale un per tutti gli ambiti: PMI, PA, politica, turismo e compagnia bella. Perché, nonostante tutte le differenze che intercorrono tra di loro, sono tutti legati insieme da un comune denominatore: per poter esistere, hanno bisogno di creare relazioni con un’utenza esterna.

I social sono il male della società?

Hai voglia a dire che la vita digitale ci sommergerà, ci toglierà la capacità e la fortuna di stupirci, di emozionarci davanti allo sguardo di un bambino e bla bla bla, che tutto ci esplode davanti senza filtro, raccontato e vissuto troppo velocemente e bla bla bla…

Perché, per quanto apprezzabile e condivisibile, è un discorso fuori dal tempo: non bisogna aver paura di adattarsi ai tempi che cambiano (senza soccombervi, certo): è necessario riuscire a capire lo spirito del tempo e padroneggiarlo. Siamo vivi adesso, in questa contemporaneità, con il nostro bagaglio di esperienze e di ricordi: dobbiamo far coesistere questi due mondi, il passato e il presente, senza stravolgere noi stessi e senza rifiutare questa vita.

Sarà banale ricordarlo, ma visto che ogni tanto qualcuno se ne dimentica, vale la pena ribadirlo: non sono gli strumenti che il progresso ci mette a disposizione ad essere buoni o cattivi: è l’uso che ne fanno le persone ad essere giusto o sbagliato. È come la forchetta “arricciaspiccia” nella Sirenetta della Disney: se la usi per mangiare gli spaghetti, funziona; se la usi per pettinarti, invece…

Le nuove relazioni del futuro

Zygmunt Bauman diceva:

«Molte persone usano i social network non per unire e per ampliare i propri orizzonti, ma piuttosto, per bloccarli in quelle che chiamo zone di comfort, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce, dove tutto quello che vedono sono i riflessi del proprio volto»

Ecco, questo è un uso sbagliato dei social media, che sono nati per creare nuove relazioni e si sono sviluppati sulla base dei cambiamenti e delle esigenze di tali processi relazionali.

Ad ogni modo, comunque vogliamo metterla, questi nuovi rapporti tra le persone, queste nuove relazioni hanno dato il via a un profondo cambiamento della società – con tutto il suo fardello di azioni sociali, cultura, usi, costumi e via dicendo.

Alla fine della fiera, comunque, torniamo al punto di partenza: ci piaccia o non ci piaccia, i social rappresentano ancora il presente della comunicazione e sono parte integrante della nostra vita (al pari di televisione, radio e giornali). Continuare a far finta che non esistano, ad allontanarli dalla nostra vita e a bistrattarli come il peggiore dei mali della società è come giocare a nascondino in una stanza vuota: non ci vuole molto prima che qualcuno ti faccia tana.

Mattia Albani

Author Mattia Albani

Scrivo e racconto in tutte le forme possibili. Aiuto gli aspiranti scrittori a sistemare e pubblicare in maniera indipendente i propri testi, correggo bozze e suggerisco; sviluppo strategie di storytelling sui social per persone e aziende che hanno tante parole e tante storie in testa ma non riescono a raccontarle; scrivo e racconto in tutte le forme possibili: che sia per il web, per la carta stampata, per gli editori, per la pubblicità, per me o per gli altri poco importa: io scrivo. E ti racconto.

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