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I social sono quello che sei, non quello che fai

By Febbraio 28, 2019 Marzo 1st, 2019 No Comments
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Guadagnare subito, tanto e senza sforzo. È questo uno dei luoghi comuni più difficili da cancellare nel GPS mentale di molte, moltissime, troppe persone che decidono di usare i social per comunicare la propria attività (che adesso va molto di moda chiamare ‘business’). Badate bene, però: la colpa non è loro; ma di tutto quello stuolo di lavoratori nel digitale che ormai da anni propinano la solita storiella del social media marketing che risolve tutti i problemi, fa diventare r-i-c-c-h-i-s-s-i-m-o e permette di r-a-d-d-o-p-p-i-a-r-e–i-l–f-a-t-t-u-r-a-t-o in sole 3 settimane senza fare un beneamato, comodamente su un’amaca impagliata in uno chalet delle Canarie.

Be’, mi dispiace deludervi, non è così. E chi vi dice il contrario è un cialtrone.

Non farti abbindolare

Mettiamo subito in chiaro alcune cose: i social non fanno miracoli (per quelli ci sono i politici in campagna elettorale); non moltiplicheranno le nostre vendite come fossero ceste di pani e di pesci; non ci faranno mai tuffare in una piscina piena di monete d’oro; e, altra cosa non meno importante, non ci trasformeranno in una sorta di pifferaio magico della rete, se capite cosa voglio dire. Non faranno niente di tutto questo per 3 ragioni e 1 eccezione:

  • I miracoli non sono di questa terra; i social, sì;
  • I tuffi nell’oro sono un’esclusiva della Walt Disney Company e Zio Paperone; mentre i social sono per tutti;
  • Il pifferaio magico attirava i topi; quelli a cui si rivolgono i social non sono topi, sono persone (per quanto spesso discutibili);
  • Per far sì che questo quadretto idilliaco di trasformi in realtà bisogna farsi un mazzo così.

Se ci fosse qualcuno a cui tutto questo sembrasse scomodo o sentisse offesa in qualche modo la propria visione della vita, può tranquillamente smettere di leggere e affidarsi a Saul Goodman.

Comunicare sui social, sì, ma cosa?

I social, in sostanza, non servono a vendere (non subito ed esclusivamente, comunque): servono, prima di tutto, a dare visibilità alla nostra azienda (al nostro brand, a noi stessi e via dicendo), a farla conoscere e creare interazione all’interno di essa. Ma, in tutta onesta, “dare visibilità” a cosa?

I social sono come una lente d’ingrandimento: ingigantiscono quello su cui vengono puntati; per cui, se li usiamo su una scatola vuota, ecco che loro riporteranno, in grande, l’immagine di una scatola vuota; se li usiamo su una scatola piena di schifezza, tutti vedranno quelle schifezze. Per cui, prima di decidere di puntare sui social, è importante chiarirci le idee sulla nostra identità, sui nostri punti di forza e su cosa effettivamente vale la pena comunicare e cosa no. Fatto questo, possiamo iniziare a valutare l’idea di farci aiutare dai social per far vedere a più persone quanto siamo belli e bravi. Non li usiamo subito per vendere. Li usiamo per farci belli. Le vendite arriveranno successivamente – e di conseguenza.

Social VS locandine

Non possiamo avere certezza di vendere, insomma. E, d’altronde, questa è una forma d’incertezza che ci dà anche la pubblicità “analogica”: con locandine cartacee, cartelloni pubblicitari, spot in tv e compagnia bella, non avremo mai la certezza di vendere i nostri prodotti; con i social, in compenso, abbiamo la concreta possibilità di raggiungere concretamente un numero molto più alto di persone.

Possiamo tappezzare tutte le strade del mondo con i nostri cartelli, possiamo mandare in onda tutte le pubblicità che vogliamo, vendere prodotti formidabili e offrire servizi irrinunciabili, ma se nessuno ci conosce, nessuno sa chi siamo, nessuno sa nemmeno che esistiamo, be’, allora tutto diventa inutile.

I social ci aiutano proprio in questo: a farci conoscere, a crearci una reputazione sul web, a diventare autorevoli e credibili.

Con la pubblicità analogica, inoltre, abbiamo meno possibilità di far conoscere la nostra azienda (noi stessi, il nostro brand e via dicendo), perché abbiamo uno spazio fisico limitato, dove possiamo inserire una sola cosa alla volta (di solito il prodotto o il servizio che vogliamo vendere). Con i social, invece, possiamo aggiornare quotidianamente il nostro spazio, possiamo raccontare la nostra azienda (noi stessi o il nostro brand), far conoscere la nostra identità, trasmettere la nostra passione, interagire con le persone e trasformarle in potenziali clienti.

Per farla breve: con la pubblicità analogica promuoviamo un solo prodotto alla volta, con i social promuoviamo tutta l’azienda (o noi stessi o il nostro brand o via dicendo) in ogni momento.

Social e zecchini d’oro

Il futuro è di internet e, di conseguenza, il futuro è anche dei social. Anzi, i social sono il presente della comunicazione e ne rappresentano ancora il futuro. La cosa potrà anche non piacerci, ma non possiamo farci niente (sarebbe come lottare contro i mulini a vento), possiamo solo adeguarci – senza credere a chi ti promette il mare in un bicchiere.

Se piantiamo soldi sotto il terreno siamo dei cretini e basta, perché l’albero degli zecchini d’oro esiste solo nelle favole. Nella realtà ci vuole sempre sudore, pazienza e dedizione. Altrimenti è meglio chiamare Saul!


In cover,  Bob Odenkirk aka Saul Goodman via amc.com

Mattia Albani

Author Mattia Albani

Scrivo e racconto in tutte le forme possibili. Aiuto gli aspiranti scrittori a sistemare e pubblicare in maniera indipendente i propri testi, correggo bozze e suggerisco; sviluppo strategie di storytelling sui social per persone e aziende che hanno tante parole e tante storie in testa ma non riescono a raccontarle; scrivo e racconto in tutte le forme possibili: che sia per il web, per la carta stampata, per gli editori, per la pubblicità, per me o per gli altri poco importa: io scrivo. E ti racconto.

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